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Cowboy Bebop e i protagonisti del 21° secolo

Un ottimo articolo, questo di Kotaku , che mi scatena una riflessione sulle figure dei protagonisti che vanno per la maggiore - mi toccherà generalizzare. Posso dire di essere FORTEMENTE influenzato da CB in quello che scrivo, per quanto sia solo un elemento della lista. Inoltre, CB si può sì citare come fonte di ispirazione, ma non senza specificare che la sua storia usa degli strumenti narrativi che ai suoi tempi erano già disponibili, e molto più frequenti e familiari, o che lo erano stati negli anni di formazione dei suoi autori. Rendiamoci conto anche del tempo passato, cioè che oggi Cowboy Bebop è circa equidistante tra noi e la guerra del Vietnam. Molti dei luoghi comuni e mode narrative di allora sono caduti in disuso, non stati assorbiti e sono stati perduti, specie nei media televisivi. È interessante come vengano rispolverati come fossero nuovi a sprazzi, e nell'epoca in cui l'intierezza della produzione audiovisiva è a disposizione per ogni utente,...

“The Thief Who Pulled on Trouble’s Braids” di Michael McClung (recensione italiana/English review)

Il titolo è lungo e rutilante di prosopopea, ma come libro, “The Thief Who Pulled on Trouble’s Braids” è rapido, caratterizzato da un ritmo serrato e tutt’altro che lungo. La trama di questo self-published è da popcorn, in senso buonissimo. La protagonista è una ladra il cui dialogo interiore mi ricorda leggermente Harry Dresden, con il bonus che questa nostra simpatica ragazza non è un neckbeard un po' troppo petulante, un’accusa che è facile da rivolgere contro il mago-detective privato di Jim Butcher. L’ambientazione è high fantasy “per gli altri”, nel senso che il MC è molto poco magico, e l’intero libro lo possiamo incorniciare facilmente in quel genere tutto particolare in cui seguiamo qualche giornata moooolto travagliata d’un protagonista criminale che nel cuore è una persona apposto. Se avete letto qualche altro libro di questo genere (o anche solo uno Sword and Sorcery o qualche altra narrativa picaresca) saprete già come continua la mia descrizione. Amra Tethys la lad...

"Lirael" di Garth Nix (recensione italiana/English review)

Questo libro è strano, pur essendo perfettamente incasellato nello stereotipo del “secondo libro”. Questo seguito di Sabriel è, come vuole tradizione, è molto più esteso, complesso, molto meno compatto. Detto questo, l’autore coglie una serie di rischi terribili in un racconto per ragazzi - o YA che dir si voglia. Alcuni di questi rischi non restituiscono a piene mani l’impegno devoluto, ma è comprensibile. Facciamo un esperimento: quanti di voi ODIANO Il Giovane Holden ? Vedo molte manine alzate. Non voglio fare un paragone fra il capolavoro di Salinger e Lirael, ma capisco proprio bene la posizione di Garth Nix, io lo so perché ha voluto scrivere questi personaggi. È dura scrivere di ragazzi realistici, pieni di insicurezze e di punti deboli. Sulla carta è un’ottima idea, perché siamo un po’ tutti stufi delle signorine perfettine e dei giovanotti che sono delle frane a esprimere le proprie emozioni, ma sono lo stesso amati da tutti per il loro cuore d’oro. L'esecuzione, però, è...

"Sabriel", di Garth Nix

Scrissi due anni fa una mini-recensione di Sabriel . Siccome essa più non mi soddisfava, ne scrissi un'altra. F.L. Se potessimo guardare una cartina che mappa gli stereotipi nel fantasy, probabilmente scopriremmo che in media la protagonista fantasy è Perfetta, ma deve scoprire se stessa. Il protagonista fantasy, invece, è una pippa, ma con la disciplina e l’allenamento può arrivare dove vuole. È uno schema dal quale è difficile fuggire, ma se non altro non ci sono problemi a sfumare questi yin e yang, e in letteratura invertire e tradire le aspettative è la norma. Resta il fatto che le aspettative sono molto ben radicate . In Sabriel , Garth Nix non va davvero contro di esse. Ha trovato il proprio spazio artistico per violarle altrove, ma la nostra protagonista è Perfetta, e deve ancora trovare se stessa. Ma Sabriel sa di essere speciale, è competente, e abbraccia il proprio destino senza esitazione. E credetemi, la “competenza” in quello che si fa è una caratteristica ESSE...

"Illuminae" di Amie Kaufman e Jay Kristoff (recensione italiana/English review)

Questo è un gran bel libro. Suppongo che Illuminae sia uno di quegli archetipi che potremmo usare per definire un genere, in questo caso lo YA - forse piglierei questo, Sabriel e Six of Crows se dovessi consigliare a un teenager cosa leggere per salvarsi dalle letture consigliate dalla scuola :D Illuminae ha qualche trincea in cui rimpiattarsi per rimanere fedele a alla sua etichetta, tipo la Giovane Storia d’Amore, e di tanto in tanto cambia marcia e passa da “kvesta è fine ti MONDOH” a “normali problemi di ragazzini traumatizzati dalla vita”, ma non lo sto citando come un difetto, bensì come un pregio. Lo rende un libro migliore di come sarebbe stato altrimenti. L’immediatezza dei protagonisti consente di vedere meglio la situazione. Anche per questo avevamo protagonisti adolescenti prima dello YA, sono davvero utili. Kady e Ezra decidono di mollarsi il giorno prima che una megacorp nemica invada il loro piccolo pianeta ghiacciato, e fuggono assieme ad altre migliaia di rifugia...

"Dragon Road" di Joseph Brassey (recensione italiana/English review)

   Ed eccomi di ritorno nelle “Terre Vagabonde” di Joseph Brassey, giovane autore americano che mi ha regalato dei momenti di lettura estremamente piacevoli. Dragon Road è il suo secondo libro dedicato a un particolare universo composto di cieli infiniti e isole che vi galleggiano, di navi volanti e di "portal mages" che consentono di viaggiare lontano. Il primo libro della serie, Skyfarer, mi aveva piacevolmente sorpreso perché... wait for it... non è che nei miei gusti esistano tanti high fantasy che non siano una cagata mostruosa super auto-referenziale con protagonisti che sembrano colare il desiderio dell’autore di inserirsi nel proprio universo fantastico. Considerato che ci è caduto anche Erikson di Malazan (che comunque ha saputo costruirci attorno molto di più e molto meglio di tanti altri), figurati il tuo autore medio ventenne amante dei gdr e del power metal. Non che abbia nulla contro la categoria, sono stato anche io così, solo non li vedo spesso in condizione d...

"Shadow of the Torturer" o "L'ombra del Torturatore" di Gene Wolfe

Dio santo. Come si fa a descrivere "Il Libro del Nuovo Sole" di Gene Wolfe? Messo su un piedistallo, vituperato, frainteso… Non credo di essere completamente certo che il mio parere vi significherà molto. I riferimenti meta-testuali, la difficoltà di giudicare l’opera senza averla letta tutta (non sono in grado di mantenere viva la mia testa se dovessi leggere tutti i volumi del Nuovo Sole assieme), la struttura non-lineare, rendono questo libro una sberla sulle paffute guanciotte della mia attenzione. C’ho ancora il segno della cinquina, c’ho, per essermi distratto a un certo punto e aver dovuto ritracciare il mio percorso. La prosa è eccezionale, a volte un po’ imbalsamata, mai davvero troppo ornata e soprattutto completamente deliberata, ma mai goffa. Se vi ho dato l’impressione che fosse scritto come uno scioglilingua o un indovinello, allora mi avete frainteso. Molto spesso Wolfe è davvero terra-terra, sia in trame apparenti che dialoghi e scelta di vocaboli. È più c...