Io non sono fatto per trattare con le persone, tanto meno se quella persona è di fatto il n°1, me stesso. E il momento di crisi, che mi dà il voltastomaco, è la notte. La notte è insopportabile. La notte è quel periodo in cui si è completamente soli e non si può far nulla. E’ una mera questione fisiologica, perchè hai in corpo tutto il peso della giornata, e senti il sonno come un obiettivo ambito, appena fuori portata, come i maledetti fiori di fiume di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Quando sei nel letto e senti braccia e gambe troppo pesanti per alzarti, e sei ancora su di giri perchè hai passato tutta la giornata a pensare, a risolvere problemi, a scrivere, a ponderare le parole e gli atteggiamenti delle persone, a rigirarti quello che non sai come affrontare nel cervello, allora sì che conosci il momento di angoscia peggiore. Perchè è come essere in una di quelle ridicole vasche per la privazione sensoriale, solo che sei sempre nel medesimo noioso letto. Ma questo non è un esperimento neurologico, non sei sotto all’effetto dell’STP. Tutto quello che ti infastidisce il cervello svanirebbe se solo avessi il coraggio di alzarti, accendere la tv, aprire un libro. Ma no, sei troppo stanco, e allora quello che fai è ripeterti che tanto prima o poi il sonno arriverà, con il tono di un genitore pieno di buonsenso ma fatalmente privo di comprensione e compassione. Più o meno come tutti i genitori del mondo, credo.
No, il sonno a queste condizioni non scende a patti. Lo dicono tutti i manuali: se sei intrappolato in uno di quei drammatici periodi di insonnia nervosa il sonno no che non arriva.
Scappa. Fai come ti dico io, SCAPPA. Perchè se non scappi arrivano minimo minimo settecento momenti imbarazzanti della tua vita passata, avanzando guardinghi come galeotti sfuggiti da una colonia penale francese in Indocina, ma allo stesso tempo tutti disposti ordinatamente in colonna come gli angeli della nota bestemmia. Arrivano tutti i problemi, arrivano tutti gli sbagli che hai fatto, che si sincronizzano stile coro greco, un coro grande come un senato riunito a seduta plenaria. Non sono venuti per eleggere il Presidente della Repubblica, ma per indicarti urlando con mirabile tono baritonale il fatale ritornello: “SEI UN COGLIONE”.
Passato a maggioranza assoluta, trasversale, se rimani lì disteso ed impotente non ti resta che accogliere questo decreto legge, ancora ed ancora.
Quindi scappa. Lo so che ce l’hai un libro da finire. Un DVD da guardare. Una serie TV americana scaricata.
Solo vai, e non costringerti di nuovo a pensare a tutte quelle stronzate che non si risolveranno da sole, ma che di certo non puoi sistemare alle quattro di notte, quando le persone normali si sono già imbottite di tavor o di superalcolici per non fare la tua stessa, patetica fine.
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Youre currently reading Qualcosa mi dice che sono in un periodo di insonnia..
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- a 12:37 AM on 21 ottobre 2008
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- existential dread, rant
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